Casi clinici

Piede torto (equino varo addotto supinato) congenito Inveterato


Nella primavera di cinque anni fa giunge ad osservazione bambina di 12 anni di nazionalità straniera affetta da piede torto congenito bilaterale. In anamnesi familiare sia la madre che la sorella risultano affette dalla stessa patologia.
Dalla scarsa documentazione di cui è in possesso si rileva intervento chirurgico di solo allungamento del tendine d’Achille del piede sinistro a 4 anni d’età: la disorganizzazione sanitaria del paese d’origine e le condizioni socio-economiche della famiglia non hanno consentito ulteriori trattamenti in patria.

Al momento della prima osservazione presenta:

 equinismo bilaterale;
a sinistra il piede appare completamente rovesciato verso l’interno e superiormente, per cui l’appoggio al suolo avviene sulla porzione supero esterna del piede stesso
appoggio dorso-laterale    esposizione dorsale della pianta del piede

equinismo del piede

in corrispondenza della suddetta zona d’appoggio è presente igroma reattivo.
igroma reattivo dorsale



 Extratorsione tibiale omolaterale.
La bambina ha acquisito, nonostante la grave deformità, una discreta libertà di deambulazione.

Si decide di procedere ad intervento correttivo iniziando naturalmente dal piede con più complessa situazione, il sinistro.
In considerazione dell’età si attua una artrolisi latero-postero-mediale interessante la tibio-astragalica, la sottoastragalica, l’astragalo-scafoidea, e la scafo-cuneiforme in modo da ottenere una mobilizzazione delle suddette articolazioni e, soprattutto, una normalizzazione dei rapporti articolari tra calcagno, astragalo e scafoide; inoltre si attua allungamento a Z di t. d’Achille, tibiale posteriore, del flessore comune delle dita, flessore proprio dell’alluce. In corso d’intervento, a liberazione ottenuta, notando la persistenza di adduzione del piede, si pratica un’osteotomia di cuboide con asportazione di cuneo osseo a base esterna.
Problemi ha posto la sutura cutanea sulla porzione mediale dell’incisione a motivo della notevole correzione: infatti a distanza di qualche giorno si è verificata necrosi dei bordi di questa parte della ferita e la guarigione è avvenuta per seconda intenzione dopo circa quaranta giorni.

Per i primi due mesi il piede è stato immobilizzato con doccia in scotchcast; successivamente si è iniziata mobilizzazione attiva assistita e ripresa del carico attenuato con bastoni.

A tre mesi dal primo intervento si è proceduto a correzione del piede destro mediante artrolisi latero-postero-mediale e allungamenti tendinei; non è stato necessario praticare osteotomia del cuboide.
Complessivamente il risultato ottenuto è da considerarsi soddisfacente, anche tenendo conto dell’età in cui è stato possibile attuarle.

piedi dopo intervento correttivo

in ortostatismo:appoggio plantigrado    asse di retropiede in ortostatismo   
È sembrato interessante proporlo come caso clinico per sottolineare come sia possibile arrivare a buone correzioni di gravi deformità senza ricorrere a sacrifici articolari e⁄o ossei quando si tratti di soggetti in età evolutiva, in modo da consentire il completamento dello sviluppo osseo, riservando eventuali tempi chirurgici scheletrici complementari a fine accrescimento.


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